La Commissione europea tenta di colmare il gap nelle materie prime critiche e di rilanciare l’industria europea, con 46 nuovi progetti strategici in 16 Stati membri – di cui 5 in Italia – incentrati su diverse fasi della catena del valore comprendendo estrazione, trasformazione e riciclo.
L’annuncio arriva a un anno dalle nuove restrizioni alle esportazioni di terre rare annunciate dalla Cina il 9 ottobre 2025 e che, secondo quanto affermato dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la prosperità e la strategia industriale, Stéphane Séjourné, avrebbero potuto “fermare intere linee di produzione in Europa”, in particolare nei settori automobilistico e delle turbine eoliche.
“Grazie ai negoziati con la Cina e gli Stati Uniti siamo riusciti a guadagnare tempo, ottenendo una sospensione di dodici mesi di alcune misure”, ha ricordato Séjourné, secondo cui si è trattato soltanto di una tregua temporanea. Per il commissario francese, la lezione che l’UE ha imparato il 9 ottobre dello scorso anno è che “la sopravvivenza delle nostre industrie deve basarsi sulle nostre scelte, sulle nostre capacità e sulla nostra forza industriale”.
Come sottolineato dalla Commissione UE, i progetti contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal Critical Raw Materials Act (CRMA), entrato in vigore il 23 maggio 2024, secondo i quali entro il 2030 la capacità produttiva dell’UE dovrà soddisfare almeno il 10% del consumo annuo di materie prime strategiche per l’estrazione, il 40% per la trasformazione e il 25% per il riciclo, al fine di migliorare la competitività, sviluppare una maggiore resilienza e ridurre la dipendenza da un singolo fornitore. Il regolamento prevede inoltre che non oltre il 65% del consumo annuo dell’UE di ciascuna materia prima strategica, in una determinata fase della trasformazione, provenga da un unico Paese terzo.
Selezionati tra le 102 candidature ricevute in seguito al bando conclusosi all’inizio di quest’anno, i nuovi progetti strategici percorrono l’Europa da ovest a est e sono localizzati in Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Svezia. Un ulteriore bando per la presentazione di candidature a progetti strategici è previsto entro la fine del 2026.
Nello specifico, i progetti riguardano diverse fasi della catena del valore delle materie prime: otto si concentrano sull’estrazione, 11 sulla trasformazione e 19 sul riciclo. Inoltre, sono previsti otto progetti integrati: tre che combinano estrazione e trasformazione e cinque che combinano trasformazione e riciclo, a supporto dell’approccio dell’UE a una catena del valore integrata. I progetti riguardano 15 delle 17 materie prime strategiche individuate dal CRMA.
“Stiamo costruendo una vera catena del valore europea, dalla miniera al riciclo”, ha sottolineato Séjourné. Il vicepresidente esecutivo ha fatto notare la grande importanza del recupero e del riutilizzo dei materiali, ricordando che “la migliore materia prima è quella già utilizzata sul territorio europeo”.
I progetti rafforzeranno le catene del valore europee nei settori delle batterie, della difesa e dell’aerospazio, nonché dei magneti permanenti. Comprendono sette progetti sul litio, dodici sul nichel, dieci sul cobalto, cinque sul manganese e quattro sulla grafite, tutti a supporto della filiera europea delle batterie. Secondo Bruxelles, i due progetti sul magnesio e i tre sul tungsteno contribuiranno ai settori della difesa e dell’aerospazio, mentre i quattro progetti sugli elementi delle terre rare sosterranno la catena del valore dei magneti permanenti, essenziali per motori elettrici, turbine eoliche e numerosi sistemi militari.
Si prevede che i 46 progetti, unitamente ai 47 progetti strategici nell’UE e ai 13 progetti strategici in Paesi terzi selezionati rispettivamente a marzo e giugno dello scorso anno, contribuiranno in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi europei di diversificazione degli approvvigionamenti e riduzione delle dipendenze strategiche.
Per la Commissione, nel loro insieme i 106 progetti potrebbero soddisfare pienamente i parametri di riferimento per l’estrazione di litio, nichel, elementi delle terre rare, magnesio e tungsteno, nonché quelli per la trasformazione del litio e delle terre rare. Inoltre, i progetti selezionati potrebbero coprire l’89% dell’obiettivo per la trasformazione del cobalto e rispettivamente il 57% e il 51% per il tungsteno e il magnesio, soddisfacendo al contempo pienamente i parametri di riferimento per il riciclo di litio, cobalto ed elementi delle terre rare.
Secondo Séjourné, si tratta di un primo risultato significativo rispetto a obiettivi che, soltanto due anni fa, erano considerati da molti particolarmente ambiziosi. Tuttavia, per il commissario francese “selezionare i progetti non è sufficiente”, considerato che la vera sfida sarà trasformarli in iniziative industriali economicamente sostenibili.
Progressi rispetto al primo elenco di progetti strategici
In una nota diramata venerdì che delinea la natura dei nuovi progetti, la Commissione ha fatto anche un primo bilancio di quelli selezionati nel 2025, osservando che “stanno già procedendo verso la fase operativa”. Come indicato da Bruxelles, a oggi, 25 hanno completato le valutazioni ambientali e 17 hanno ottenuto i permessi di costruzione, grazie anche ai punti di contatto unici istituiti negli Stati membri per accelerare le procedure di autorizzazione.
Il vicepresidente esecutivo ha definito le cifre “particolarmente incoraggianti” a fronte degli oltre dieci anni che mediamente occorrono per rendere operativi nuovi progetti minerari e industriali. Séjourné ha inoltre sottolineato che 26 Stati membri hanno già designato i rispettivi punti di contatto unici per assistere i promotori dei progetti.
Con la comunicazione RESourceEU dello scorso dicembre, l’UE sta accelerando e intensificando i propri sforzi. Dal lancio dell’iniziativa, sono stati mobilitati oltre due miliardi di euro di sostegno finanziario da parte degli attori pubblici europei.
Nel dettaglio, come precisato da Séjourné, il Fondo per l’innovazione ha sostenuto sei progetti con 680 milioni di euro, mentre gli Stati membri hanno mobilitato oltre un miliardo di euro in aiuti di Stato per altre sei iniziative. La Banca europea per gli investimenti ha inoltre messo a disposizione 660 milioni di euro per otto progetti.
Tra gli esempi citati dal vicepresidente figura il progetto finlandese Keliber, dedicato all’estrazione e alla lavorazione del litio, che ha beneficiato di 150 milioni di euro della BEI. In Francia è invece in costruzione un impianto per il riciclo dei magneti e la separazione delle terre rare pesanti, in particolare disprosio e terbio, per le quali l’Europa dipende oggi quasi completamente dalla Cina. Secondo Séjourné, a regime il progetto potrebbe rappresentare circa il 15% della produzione mondiale dei relativi ossidi.
Nella conferenza stampa, Séjourné ha richiamato anche il progetto portato avanti dalla greca Metlen ad Agios Nikolaos, nella regione della Beozia (nella Grecia centrale) che ha già avviato la produzione di gallio, una materia prima considerata strategica per l’industria della difesa e dell’aerospazio.
Sempre secondo i dati della Commissione, diversi progetti hanno inoltre compiuto progressi significativi verso la stipula di accordi di fornitura. In base a quanto rivelato dal vicepresidente esecutivo sono circa venti le iniziative che stanno avanzando verso la conclusione di contratti commerciali, mentre il Meccanismo per le materie prime, istituito per aggregare domanda e offerta e individuare potenziali acquirenti, ha generato oltre 30 abbinamenti per dieci materiali.
Senza acquirenti, le fabbriche chiuderanno
L’impegno nel colmare il gap nella produzione di materie prime critiche non è tuttavia sufficiente per realizzare una strategia comunitaria in grado di dare una reale autonomia strategica all’Unione europea. Come indicato da Séjourné, senza acquirenti anche la migliore strategia rischia di fallire. “Possiamo finanziare una miniera, accelerare una procedura autorizzativa, costruire una fabbrica, ma se nessuno acquista ciò che viene prodotto, le imprese e gli stabilimenti finiranno per chiudere”, ha ammesso il vicepresidente esecutivo, secondo cui è proprio questo il principale rischio per diversi progetti europei.
Alla base vi è la fortissima concorrenza dei produttori extraeuropei, in particolare la Cina, che ad oggi sono capaci di offrire materie prime a prezzi inferiori, ostacolando sul nascere le nuove filiere industriali nell’Unione. “Ci sono operatori che abbassano i prezzi per impedire l’emergere di concorrenti”, ha denunciato Séjourné, osservando che “troppe imprese continuano ad acquistare a prezzi inferiori altrove, molto spesso in Cina”.
Per ridurre il rischio e contrastare la concorrenza, l’unico modo, secondo il commissario francese, è far sì che l’industria contribuisca direttamente al rafforzamento delle nuove filiere. “Acquistare europeo quando esiste un prodotto europeo disponibile e, quando non è possibile, rivolgersi a una gamma diversificata di fornitori”, ha affermato il vicepresidente, ricordando che Bruxelles intende favorire accordi di acquisto a lungo termine tra produttori e utilizzatori industriali. Séjourné ha inoltre invitato Parlamento europeo e Consiglio a sostenere le modifiche legislative in discussione nell’ambito della revisione del Critical Raw Materials Act e dell’Industrial Accelerator Act, con l’obiettivo di incoraggiare le imprese ad acquistare materie prime prodotte nell’Unione.
Un nuovo centro europeo per le materie prime critiche
Nella conferenza stampa, il vicepresidente esecutivo ha anche annunciato la futura creazione del Centro europeo per le materie prime critiche, destinato a diventare il braccio operativo della strategia comunitaria.
Secondo Séjourné, la struttura dovrà monitorare i mercati, orientare gli investimenti, favorire i rapporti commerciali tra produttori e acquirenti e sostenere i progetti attraverso strumenti finanziari quali sovvenzioni, prestiti, garanzie e partecipazioni al capitale, in collaborazione con la BEI, gli Stati membri e gli investitori privati.
Il Centro dovrebbe inoltre contribuire all’organizzazione degli acquisti congiunti e alla costituzione di scorte strategiche europee. Come sottolineato da Séjourné l’Italia è uno dei Paesi particolarmente all’avanguardia nelle scorte strategiche, come dimostrato dall’offerta, estesa lo scorso giugno, di ospitare uno dei primi hub europei di stoccaggio strategico delle materie prime critiche, attraverso un progetto che coinvolge principalmente i poli logistici e industriali del Nord-Est.
Bruxelles intende rafforzare anche la cooperazione internazionale, attraverso nuovi progetti strategici al di fuori dell’Unione e accordi con Paesi partner per diversificare le forniture. Séjourné ha annunciato che la prossima settimana si recherà in Nuova Caledonia per firmare un memorandum d’intesa volto a rafforzare la cooperazione sul nichel. In parallelo, la Commissione continuerà a sostenere, anche attraverso Horizon Europe, la ricerca su tecnologie in grado di sostituire alcune materie prime critiche, come nel caso dei motori elettrici che non utilizzano terre rare. “La migliore materia prima è quella di cui non abbiamo ancora bisogno”, ha osservato Séjourné.

